Materie plastiche riciclate

  • Qual è la differenza concettuale tra recupero e riciclaggio?

    La produzione e il consumo di beni generano scarti. La reintroduzione di questi scarti nel ciclo dei materiali tramite ricondizionamento si chiama riciclaggio. Il termine "recupero dei materiali" ha lo stesso significato.

    Tuttavia i rifiuti possono essere "recuperati" anche in altro modo, p. es. tramite la valorizzazione energetica o termica. In questi casi i rifiuti vengono gassificati o inceneriti generando energia.

  • Cos'è meglio, riciclare o incenerire?

    Riciclaggio e valorizzazione energetica non sono in antitesi. Dal rifiuto viene recuperato ciò che può essere riciclato e trattato per produrre materie prime. Ma, anche riciclando su larga scala rimangono dei rifiuti che devono essere utilizzati in altro modo. La generazione di energia attraverso l'incenerimento o la gassificazione rappresenta quindi una forma di valorizzazione sensata, poiché consente di risparmiare sull'impiego di combustibili primari quali carbone, petrolio o gas.

  • Qual è la differenza tra riciclato post-industriale e post-consumo?

    La definizione di materiale riciclato si basa sulla norma DIN EN ISO 14021. In base a determinati criteri di questa norma, il materiale plastico può essere etichettato come cosiddetto "materiale riciclato" se deriva da rifiuti di plastica recuperati "dopo l'uso come bene di consumo" (post-consumo) oppure da rifiuti di plastica raccolti in altri settori industriali (post-industriale) e viene riutilizzato per produrre nuovi prodotti diversi.

    Una bottiglia in PET riciclata è un tipico esempio di riciclaggio post-consumo. Rifiuti inevitabili raccolti in modo selezionato, provenienti da rami aziendali quali ad es. gli imballaggi di plastica per componenti e destinati all'ulteriore trasformazione nell'ingegneria medica, sono un esempio di riciclaggio post-industriale.

    I prodotti recuperati tramite adeguati sistemi di raccolta di rifiuti vengono trattati per il riutilizzo con procedimenti opportuni (p. es. per la pressofusione).

    Non è considerato "riciclato" il materiale prodotto nel corso di un processo produttivo tecnico e costituito da scarti o materozze che, attraverso la rigenerazione o la re-immissione, viene riutilizzato nello stesso processo. Questo rifiuto è quindi evitabile e il suo riutilizzo non deve essere etichettato come riciclo.
  • Perché si distingue tra riciclato post-industriale e post-consumo?

    In base alla norma DIN EN ISO 14021 entrambi i tipi di riciclaggio possono essere etichettati come "riciclo". Il materiale riciclato post-industriale è prodotto per lo più a partire da rifiuti di plastica di tipo e colore puri generati nel processo di produzione industriale e che erano inevitabili. Con essi è possibile produrre nuovi prodotti con requisiti tecnici ed estetici più elevati. Il grado di purezza del riciclato riveste spesso grande importanza poiché può influire in misura determinante sulle caratteristiche finali di un prodotto.

    Il riciclato post-consumo deriva da prodotti, imballaggi, film ecc. usati, in disuso e raccolti. Un grosso problema è costituito dalle molte tipologie di plastica e colori diversi che spesso non possono essere separati correttamente. Questo limita le possibilità di riutilizzo per nuovi prodotti tecnicamente complessi oppure le loro proprietà.
  • Quanto "riciclato" deve essere contenuto in un prodotto realizzato con plastica riciclata?

    Non vi sono prescrizioni precise al riguardo. Tuttavia se viene dichiarato il contenuto di riciclato, la percentuale di materiale riciclato deve essere indicata (secondo la norma DIN EN ISO 14021) . Esistono sistemi di certificazione che verificano in modo indipendente la percentuale di materiale riciclato. La norma DIN EN ISO 14021 regola inoltre il termine "riciclaggio" e separa il vero riciclaggio dal riutilizzo nel processo.
  • Qual è la differenza tra plastica biobasata e plastica riciclata?

    Una plastica biobasata è prodotta ad esempio da risorse rinnovabili quali canna da zucchero, mais o acido lattico da processi di fermentazione delle piante.

    Una plastica riciclata, invece, è per lo più di origine petrolchimica e ha già vissuto una "prima vita" sotto forma di prodotto. Con la raccolta e il trattamento può acquisire una "seconda vita" e diventare quindi un nuovo prodotto. 

  • Cos'è più utile? L'impiego di plastica riciclata o biobasata?

    Entrambi sono assolutamente ragionevoli. Non bisogna mettere in competizione questi due modi di salvaguardare le risorse, perché ciascuno è legittimo. La scelta del materiale dipende in ampia misura dai requisiti del prodotto finale. Anche i prodotti in plastica biobasata, e quindi realizzati con risorse rinnovabili, alla fine possono essere riciclati. Non è però possibile riciclare all'infinito, poiché con ogni riciclo si riduce la qualità della plastica.
  • I prodotti in plastica riciclata possono essere riciclati a loro volta?

    Non c'è una risposta universalmente valida a questa domanda. I criteri decisionali sono la perdita di qualità dovuta al riciclaggio e l'ulteriore perdita di qualità attesa a seguito di ricicli ripetuti.

  • La plastica riciclata è più economica della plastica vergine?

    Per l'uso che ne facciamo noi, no. Poiché per principio utilizziamo materiali riciclati di qualità di cui è stato verificato il contenuto di contaminanti, dobbiamo ricorrere a materiali riciclati specialmente adatti provenienti da fonti certificate. Le plastiche riciclate necessitano di processi di trattamento e non sono pertanto più convenienti della plastica vergine. La nostra filosofia consiste nell'evitare per quanto possibile gli scarti o prevenirne la produzione ed è una questione che ci sta molto a cuore. Ecco perché utilizziamo plastica riciclata per convinzione e proponiamo questa caratteristica aggiuntiva senza chiedere un euro in più ai nostri clienti.

  • Esistono delle norme per il riciclaggio?

    Sì, esiste la DIN EN ISO 14021, che associa disposizioni chiare al termine "riciclaggio". Essa descrive cos'è il "vero riciclaggio" e come può essere etichettato e cosa invece non lo è. Così ad es. non può essere etichettato come riciclaggio il riutilizzo di materozze prodotte nello stampaggio a iniezione, che vengono triturate e reinserite nel processo produttivo. Osserviamo purtroppo spesso nei messaggi pubblicitari di altri produttori che questo non viene esposto in modo corretto.

  • L'impronta di CO2 dei materiali riciclati non è peggiore di quella della plastica vergine?

    No, perché la preparazione del materiale riciclato richiede meno energia dell'estrazione del petrolio, che rappresenta la materia prima di partenza per la plastica.

Le penne Schneider in plastica riciclata

  • Perché Schneider produce strumenti di scrittura in plastica?

    La plastica è un materiale molto versatile che consente soluzioni specifiche per l'utente. L'alta tenuta e la stabilità degli strumenti di scrittura sono importanti per una lunga durata utile, così come superfici piacevoli da impugnare, caratteristiche meccaniche, varietà di colori ecc. Non ultimo la plastica è un materiale leggero ed economico che rende le penne realizzate con quel materiale accessibili a tutti.

    Le possibilità di ricarica semplici e pulite, che proponiamo per molti dei nostri prodotti, garantiscono una fruibilità illimitata dei nostri strumenti di scrittura per molti anni.

  • Perché ora Schneider utilizza plastica riciclata?

    Da sempre abbiamo reintrodotto gli scarti della lavorazione della plastica nel ciclo di produzione dopo averli rimacinati. La percentuale di scarti riutilizzati supera l'85%. Tuttavia, secondo la definizione questo non è riciclaggio, bensì un riutilizzo nello stesso processo e pertanto un rifiuto evitabile.

    Grazie all'impiego di materiale riciclato contribuiamo attivamente a salvaguardare le fonti di materie prime ed energetiche sempre più scarse. La scelta del materiale dipende in ampia misura dai requisiti del prodotto finale. Non sempre il materiale riciclato è adatto a soddisfare requisiti tecnici o esigenze estetiche. Inoltre, occorre garantire che il materiale riciclato sia disponibile sempre in quantità e qualità sufficienti.

  • Gli strumenti di scrittura in plastica riciclata presentano degli inconvenienti?

    Non scendiamo a compromessi sulla qualità dei nostri prodotti in plastica riciclata. Ecco perché per questi prodotti fissiamo gli stessi standard di qualità elevati generalmente validi presso Schneider. Solo se possiamo garantirlo con certezza passiamo alla produzione in serie di prodotti affermati e serie di modelli. Pertanto, recentemente, per molti dei fusti dei marcatori, ad esempio, siamo passati alla plastica riciclata. Questi presentano le stesse caratteristiche di qualità elevata e quindi la stessa durata utile dei modelli predecessori realizzati con plastica vergine convenzionale.

  • Come viene determinata la percentuale di materiale riciclato presso Schneider?

    Per tutte le plastiche riciclate impiegate abbiamo eseguito certificazioni indipendenti a cura di organismi di controllo accreditati, che ci confermano la percentuale di riciclato.

  • I prodotti riciclati di Schneider cos'erano nella loro "prima vita"?

    P. e. bottiglie in PET, confezioni di cosmetici, articoli igienici, pellicole, elementi di frigoriferi, prodotti medicali, apparecchi elettrici o rifiuti della raccolta differenziata di plastica. Questi vengono selezionati nel flusso dei rifiuti e trattati per un'ulteriore lavorazione.

  • Schneider come attesta l'impiego di plastica riciclata?

    Grazie alle certificazioni di organismi di controllo indipendenti, come p. e. DIN Certco e / o EUCert-Plast.

  • Perché i prodotti riciclati di Schneider non hanno il tipico aspetto riciclato?

    Le plastiche riciclate utilizzate per le nostre applicazioni sono in alcuni casi di colore puro e possono quindi essere tinte di colori brillanti (p. e. PET). Tuttavia ci sono anche tipi di riciclato che si possono ottenere solo nel colore nero. Il nostro obiettivo è ovviamente utilizzare fonti di riciclato possibilmente puro e di colore neutro per realizzare prodotti in serie che non abbiano nulla da invidiare ai prodotti in plastica convenzionale. In questo modo veniamo incontro alle preferenze di un ampio target e non commercializziamo "linee ecologiche parallele".

  • Come devono essere smaltite le penne Schneider in plastica riciclata?

    Gli strumenti di scrittura in quantità conformi all'uso domestico possono essere smaltiti nei rifiuti urbani. La plastica raccolta sarà o riciclata o riutilizzata per generare energia termica.

  • Presso Schneider a cosa si riferisce l'indicazione del contenuto percentuale di riciclato all'interno del simbolo a tre frecce?

    L'indicazione percentuale del contenuto di riciclato si riferisce sempre alle parti visibili del fusto della penna. Ossia, la quota percentuale diminuisce se nel fusto sono state integrate anche materie plastiche convenzionali. Comunque, anche se tutte le parti del fusto fossero realizzate in materiale riciclato, l'indicazione del 100% sarebbe fuorviante, perché nel processo di produzione confluiscono sempre anche materie ausiliarie e piccole quantità di coloranti.

  • Perché non tutti gli strumenti di scrittura di Schneider sono realizzati in plastica riciclata?

    Tutti i nostri prodotti presentano caratteristiche qualitative particolari. In un fineliner o marcatore è essenziale che l'inchiostro all'interno del serbatoio sia protetto contro l'evaporazione (funzione barriera), mentre per una penna a sfera è importante che il fusto robusto e resistente a rottura sia adatto a molti cambi di mina. Solo se una plastica riciclata riesce a soddisfare queste caratteristiche chiave per una qualità senza compromessi e sono assicurate la sua disponibilità e l'uniformità dei lotti sul mercato, riteniamo il suo utilizzo opportuno. Tuttavia, ci sono ancora condizioni tecnico-funzionali che non possono essere soddisfatte da plastiche riciclate. Così, ad esempio, le nostre punte in plastica ad alta precisione con i canali d'inchiostro microscopici oppure i componenti funzionali con proprietà di scorrimento meccaniche (ad es. in POM) non possono essere realizzati in plastica riciclata.

Materiali plastici a base bio

  • Cosa sono i materiali plastici a base bio?

    Esempi di materiali plastici a base bio sono il BioPE, il BioPET, l’acetato di cellulosa e il PLA.
    Il materiale di partenza dei materiali a base bio sono le materie prime vegetali rinnovabili. Si tratta, ad esempio, di amido di mais, zucchero di canna e da barbabietola, di oli vegetali, quali l’olio di ricino, di cellulosa da cotone o da legno.

  • Qual è la differenza concettuale tra bioplastica e materiale a base bio?

    Per bioplastica s’intendono sia i materiali plastici a base bio sia anche i materiali plastici biodegradabili. Il termine “a base bio” indica chiaramente che la materia di partenza è costituita da materie prime vegetali rinnovabili.

  • Quanta materia “bio” deve essere contenuta in un materiale a base bio?

    Non vi sono indicazioni precise al riguardo. Esistono sistemi di certificazione che adottano dei range per indicare la percentuale di carbonio a base bio contenuta nel materiale.

  • I prodotti realizzati con materiali a base bio sono biodegradabili?

    Esistono materiali plastici biodegradabili ed altri duraturi. La biodegradabilità non è una caratteristica automatica o esclusiva dei materiali plastici a base bio. Anche determinati materiali plastici basati sul petrolio possono essere biodegradabili. Per prodotti di lunga durata, destinati a resistere negli anni a ogni condizione climatica, la successiva biodegradabilità non è tecnicamente realizzabile.

  • Cosa significa il termine “biodegradabile”?

    Biodegradabile significa che il materiale si decompone in tempi brevi tramite processi biologici, ossia in modo naturale. Questa affermazione è tuttavia ancora piuttosto generica. Quando si parla della biodegradabilità di un materiale o di un prodotto occorre assolutamente fornire indicazioni complementari sui tempi e sulle condizioni ambientali. La decomposizione può ad esempio avvenire nel corpo umano (filo chirurgico), nell’oceano in superficie, sulla spiaggia o sul fondo marino, nel terreno in un campo, in un impianto di biogas o di compostaggio. Di conseguenza esistono anche diversi standard di controllo e relativi sistemi di certificazione, che distinguono, ad esempio, tra compostaggio industriale e domestico.

  • I materiali plastici a base bio sono più ecologici dei materiali plastici basati sul petrolio?

    L’utilizzo di materie prime vegetali rinnovabili preserva le limitate riserve di petrolio e nel raffronto medio con le materie prime tradizionali basate sul petrolio riduce le emissioni di CO2.

  • Le coltivazioni dedicate all’ottenimento di materie a base bio sottraggono superfici alle coltivazioni ad uso alimentare?

    Il volume di produzione mondiale per le materie plastiche a base bio è stimato per il 2017 a 6 milioni di tonnellate. Per la coltivazione della materia prima necessaria a questo scopo serve meno dello 0,1% della superficie mondiale destinata ad uso agricolo. Ai fini della comparazione: teoricamente le materie plastiche basate sul petrolio necessarie a livello mondiale potrebbero essere sostituite da materie plastiche a base bio, le cui materie prime richiedono solo il 10% delle superfici destinate alla coltivazione di alimenti che finiscono nei rifiuti.

    In un mercato in crescita è ovviamente importante che anche in futuro non vi sia competizione con la coltivazione ad uso alimentare. Nel campo della ricerca si stanno quindi compiendo sforzi enormi affinché sia possibile utilizzare come materia prima per la produzione di materie plastiche a base bio anche gli scarti di legno o agricoli, quali gli avanzi di potature dei comuni o la paglia.

  • Quali sono le ripercussioni dannose della coltivazione di materie prime rinnovabili per l’ottenimento di materie plastiche?

    Osserviamo con occhio critico l’impiego di concimi e pesticidi, dell’ingegneria genetica nonché il consumo idrico per la coltivazione di materie prime vegetali rinnovabili. L’obiettivo per il futuro è quindi garantire che le materie prime utilizzate per la produzione dei materiali plastici a base bio provengano da un’agricoltura sostenibile e basata su criteri ecologici. Occorre tuttavia osservare che sin dall’epoca dell’industrializzazione, allo scopo di massimizzare i ricavi, si è assistito nella coltivazione di materie prime rinnovabili per ogni campo d’impiego, sia per uso alimentare umano o animale, per uso energetico, tessile, .... ad una continua intensificazione dell’agricoltura.

  • Come funziona lo smaltimento dei materiali plastici a base bio tramite compostaggio?

    È possibile compostare unicamente materiali plastici biodegradabili. Il compostaggio industriale controllato richiede condizioni standard definite nella norma EN13432, che non si verificano di per sé in natura. In natura il materiale plastico biodegradabile si decompone solo molto lentamente. La durata del processo varia a seconda dello spessore dei pezzi e delle condizioni climatiche.

  • È possibile riciclare materiali a base bio?

    Il BioPE e i BioPET prodotti da materie prime rinnovabili possono essere rilevati, riciclati e riutilizzati nel flusso del riciclo esattamente come il tradizionale PE e PET basato sul petrolio.

    Per le nuove materie plastiche a base bio, come p.e. il PLA, è già in corso lo sviluppo di sistemi di riciclaggio. Anche Schneider sta lavorando ad un riutilizzo sostenibile del PLA insieme all’Institut für Biokunststoffe und Bioverbundwerkstoffe IfBB, (Istituto per le bioplastiche e i materiali biocompositi) della Hochschule di Hannover e ad altri partner nell’ambito di un consorzio di ricerca. Esiste già in Germania un’impresa di riciclaggio in grado di separare i rifiuti di PLA raccolti dal sistema duale dagli altri materiali.

Strumenti di scrittura Schneider realizzati con plastica a base bio

  • Perché Schneider produce strumenti di scrittura in plastica?

    La plastica è un materiale molto versatile che consente di realizzare soluzioni per applicazioni specifiche. Nel caso degli strumenti di scrittura l’elevata densità e la stabilità sono caratteristiche molto importanti per una lunga durata, così come superfici di facile presa, la varietà dei colori ecc. La plastica, infine, è un materiale leggero ed economico che rende i prodotti realizzati accessibili a tutti. Le possibilità di ricarica semplici e pulite che proponiamo per molti dei nostri prodotti garantiscono per molti anni un utilizzo illimitato dei nostri strumenti di scrittura.

  • Perché ora Schneider utilizza materiali plastici a base bio?

    La plastica a base bio in realtà non è un’invenzione nuova. La prima plastica prodotta industrialmente (1869) era una bioplastica - la celluloide. Solo più tardi, all’inizio del XX secolo, furono inventati i primi materiali plastici basati sul petrolio in uso ancora oggi. Questi rappresentavano la soluzione più economica e da allora lo sviluppo si è concentrato su di essi.

    La situazione deve cambiare, e cambierà nei prossimi anni, perché il petrolio è una risorsa limitata e oggetto di speculazioni e crisi. La produzione del petrolio risulta inoltre estremamente rischiosa per l’ambiente, p.e. con la tecnica del fracking. L'obiettivo primario è quello di ottenere con le plastiche a base bio prodotte con materie prime vegetali rinnovabili le consuete caratteristiche di utilizzo eccellenti delle plastiche basate sul petrolio e preservare le risorse limitate.

  • Gli strumenti di scrittura realizzati con plastica a base bio presentano degli inconvenienti?

    No. I nostri strumenti di scrittura in plastica a base bio non presentano inconvenienti rispetto a strumenti di scrittura realizzati con la tradizionale plastica basata sul petrolio. Questo è dovuto al fatto che le plastiche a base bio sono state sviluppate e adeguate appositamente per le nostre applicazioni.

  • Come viene determinata la percentuale di materiale a base bio?

    In Germania dal 2010 esiste la possibilità di richiedere la certificazione autonoma di un prodotto a base bio. A tale scopo l’ente certificatore DIN CERTCO ha introdotto il marchio di qualità “DIN-Geprüft Biobased”. La percentuale di carbonio a base bio viene attestata mediante il metodo Carbonio 14 standardizzato e riconosciuto a livello internazionale (EU-Standard CEN/TS 17137, US-Standard ASTM 6866). Abbiamo eseguito questa certificazione indipendente per tutti gli strumenti di scrittura in plastica a base bio.

  • Perché gli strumenti di scrittura non possono essere in plastica a base bio al 100%?

    Lo sviluppo delle materie plastiche a base bio non è ancora concluso. Ad oggi non tutte le materie prime necessarie per la loro realizzazione sono già rinnovabili. Pertanto esistono anche plastiche a base bio che attualmente sono realizzate solo parzialmente con materie prime vegetali rinnovabili. L’aumento della percentuale di materiale a base bio è anch’esso un obiettivo dell’ulteriore sviluppo delle materie plastiche a base bio impiegate.

  • Perché gli strumenti di scrittura a base bio hanno colori brillanti e non presentano il look ecologico?

    Le plastiche a base bio realizzate ad hoc per le nostre applicazioni possono essere tinte con colori brillanti, nonostante l’elevata percentuale di materie prime vegetali rinnovabili. Utilizziamo quindi colori appositamente sviluppati per noi che coprono un’ampia gamma di tonalità. I nostri prodotti in plastica a base bio soddisfano quindi le preferenze di un’ampia massa di persone e non sono quindi prodotti di nicchia.

  • Perché non tutti gli strumenti di scrittura di Schneider sono a base bio?

    Utilizziamo numerosi tipi di plastica diversi. La conversione a tipologie di plastica a base bio richiede un intenso lavoro di sviluppo. Non tutte le tipologie di plastica a base bio presentano le caratteristiche necessarie per gli strumenti di scrittura, p.e. la barriera che previene l’essiccazione dell’inchiostro. Altri strumenti di scrittura in plastica a base bio sono attualmente in corso di lavorazione e andranno ad integrare il nostro assortimento.

  • Perché viene utilizzato del materiale plastico a base bio e non della plastica riciclabile?

    Non bisogna mettere in competizione questi due modi di tutela delle risorse, poiché ciascuno ha la sua ragion d’essere. L’impiego dipende in ampia misura dai requisiti che dovrà avere il prodotto finale. Per la realizzazione dei componenti dei nostri strumenti di scrittura utilizziamo oltre alle materie plastiche a base bio anche gli scarti di produzione dei nostri impianti di stampaggio. In più le materie plastiche a base bio possono essere riciclate proprio come la plastica convenzionale.

  • Come dovranno essere smaltiti i pennarelli in plastica a base bio?

    Lo smaltimento degli strumenti di scrittura in quantità domestiche potrà avvenire tramite i rifiuti domestici. Che il corpo sia realizzato o meno in plastica a base bio non ha importanza. La plastica sarà utilizzata dalla società di smaltimento o per il riciclo o per la produzione di energia termica. Così facendo verrà liberato solo il CO2 immagazzinato dalla natura o, in altre parole, verrà prodotta energia CO2 neutra.

  • Quale sarà il futuro dello sviluppo presso Schneider?

    Il potenziale dei materiali a base bio è grande. Già oggi impieghiamo i materiali plastici a base bio disponibili e aiutiamo in questo modo ad ottimizzarne la produzione. In questo contesto lavoriamo a stretto contatto con la ricerca, p.e. con l’IfBB - l’istituto per le bioplastiche e i materiali biocompositi della Hochschule di Hannover.

Il principio della nautralità climatica

  • Che cosa significa neutralità climatica?

    Aziende, prodotti e processi possono essere definiti "carbon neutral" se le emissioni di CO2 che provocano sono state calcolate e compensate sostenendo progetti di compensazione del carbonio riconosciuti a livello internazionale e certificati. La compensazione delle emissioni di CO2 è, insieme all'elusione e alla riduzione delle emissioni, un altro passo importante nella protezione olistica del clima. I gas serra come la CO2 sono distribuiti uniformemente nell'atmosfera, quindi la concentrazione di gas è più o meno la stessa in tutto il mondo. Poiché i gas a effetto serra generati a livello regionale si disperdono uniformemente nell'atmosfera, è ugualmente favorevole per il clima se la CO2 viene salvata nell'area in cui viene emessa o altrove. Le emissioni che non possono essere evitate o ridotte localmente possono quindi essere compensate matematicamente attraverso misure di protezione del clima in un altro luogo, sostenendo i progetti certificati di protezione del clima.

Che cos'è un progetto di protezione del clima?

  • Come funziona un progetto di protezione del clima?

    I progetti di protezione del clima permettono di risparmiare gas serra, ad esempio attraverso l'imboschimento o le energie rinnovabili. Organizzazioni indipendenti come TÜV, SGS, PwC e altri verificano l'esatta quantità di emissioni che vengono salvate. L'operatore del progetto lo finanzia attraverso la vendita di certificati di riduzione delle emissioni certificati. Solo i progetti che richiedono sostegno finanziario sono riconosciuti come progetti di protezione del clima.

  • Criteri per progetti di protezione del clima

    I progetti di protezione del clima devono soddisfare standard riconosciuti a livello internazionale. I criteri più importanti sono:

    a) Addizionalità
    Occorre garantire che un progetto venga attuato solo perché riceve finanziamenti aggiuntivi attraverso lo scambio di emissioni. Il progetto deve quindi basarsi sui ricavi derivanti dallo scambio di emissioni per coprire le sue esigenze di finanziamento.

    b) Esclusione del doppio conteggio
    Occorre garantire che le emissioni di CO2 compensate vengano accreditate solo una volta al proprietario dei certificati. Ciò significa in particolare che i certificati possono essere venduti una sola volta e devono quindi essere ritirati.

    c) Durata
    La compensazione delle emissioni deve essere duratura e sostenibile, ad esempio, il legame della CO2 nelle foreste deve essere a lungo termine. L'imboschimento, che dopo alcuni anni viene trasformato da una fenditura e si riversa nei pascoli per il bestiame, non deve essere riconosciuto come un progetto di protezione del clima.

    d) Revisione periodica da parte di terzi indipendenti
    I progetti di protezione del clima devono essere regolarmente esaminati in tutti questi criteri da parti terze indipendenti come TÜV, SGS o PwC. Nella revisione dell'esame, le quantità effettive di CO2 compensate sono determinate retroattivamente. 

Protezione clima in Schneider

  • In che modo Schneider contribuisce attivamente alla protezione del clima?


    Come parte del nostro processo di certificazione EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) e dei continui sforzi che ne derivano, abbiamo costantemente migliorato le nostre prestazioni ambientali a partire dal 1998, con un gran numero di misure documentate nel nostro rapporto di sostenibilità. La riduzione delle emissioni di CO2 è appunto una delle misure adottate.
    Le emissioni di CO2 che si verificano durante il processo di produzione sono determinate dalla cosiddetta "Product Carbon Footprint" (PCF). Esse rappresentano quindi l'impronta ecologica del prodotto. Questa impronta include anche i fattori rilevanti d'impatto per il CO2 che si verificano durante la produzione o la lavorazione delle materie prime nei luoghi di produzione dei nostri fornitori, incluso il trasporto fino ai nostri stabilimenti. Inoltre, vengono incluse anche le emissioni intrinseche della nostra azienda, come il percorso dei dipendenti per recarsi al lavoro o i viaggi d'affari. Tutto ciò viene incluso nel calcolo mediante un coefficiente. Queste emissioni di CO2, sulle quali non possiamo agire direttamente o non abbiamo mezzi per evitarle, vengono compensate investendo in progetti riconosciuti a protezione del clima.
    Schneider offre già un ampia gamma di prodotti a impatto climatico zero senza costi aggiuntivi per i nostri clienti, come la sua famosa gamma "Slider", i prodotti "Link-It" e "Line-Up" o la gamma "One". Inoltre, su richiesta del cliente, è possibile offrire singoli ordini di articoli promozionali (con stampa) a emissioni zero.
    Schneider sostiene un progetto di protezione del clima certificato per la conservazione della foresta pluviale amazzonica.
    (Link)

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